UNPLUGGO: spegni lo smartphone, accendi la vita!

Persona che clicca sul pulsante Detox

2 e 3 novembre a Biasca conferenza per tutti e workshop per ragazzi 11-15

Ritiri di digital detox, corsi per disconnettersi (unplug) o di benessere digitale per passare meno tempo sugli schermi e più tempo a godersi la vita, è quanto offre Mario Sgarrella che a inizio novembre sarà alla Bibliomedia di Biasca per una conferenza aperta al pubblico e un coinvolgente workshop pomeridiano per ragazzi di scuola media. (scarica il volantino dell’evento)

Già professionista di marketing online con la paternità Mario è passato dall’altra parte della barricata divenendo “liberatore digitale”:
“Ho lavorato presso Google quando era una società ancora piccola e idealista, che aveva l’obbiettivo di mettere la conoscenza a disposizione di tutti grazie a Internet. Negli anni le cose sono cambiate e i colossi tecnologici hanno virato il loro interesse verso la ricerca del profitto e con successo: nel 2025 la sola Google (Alphabet) ha registrato 400 miliardi di ricavi, con servizi che all’utilizzatore sono venduti come gratuiti ma così non è. L’utente paga con le ore che resta connesso e i dati che fornisce, ciò che permette a Google di fatturare alle aziende la loro visibilità. Negli ultimi anni la mia professione consisteva nel manipolare le persone per trattenerle in rete il più a lungo possibile e inviare loro promozioni in linea con il loro profilo. Una delle domande a cui rispondo nei miei seminari è: chi si avvantaggia del fatto che siamo costantemente connessi? La risposta l’ho già data sopra”.

Con la paternità la svolta.
“Due fattori mi hanno influenzato: rendermi conto che anche io, sul lavoro ma pure nel tempo libero, ero costantemente connesso, dunque io stesso vittima del meccanismo che alimentavo; e vedere genitori che utilizzavano dispositivi mobili per calmare o distrarre i propri figli anche in tenerissima età.
Ho cominciato dunque a leggere e informarmi meglio riguardo la tecnologia e i suoi lati critici e a scegliere come trascorrere il mio tempo, a cosa dare valore, a chi, e a distinguere l’offerta tecnologica che mi porta benefici da quella che sottrae inutilmente tempo o porta addirittura negatività. Ho per esempio abbandonato i social che, sorprendentemente, non mi sono mancati. Ho tolto feed e commenti che spesso fanno anche arrabbiare, ho installato un’applicazione che consente di controllare le e-mail solo tre volte al giorno, ho rinunciato per un po’ allo smartphone confortandomi però con limiti che mi hanno fatto desistere perché non avevo più accesso a servizi per me utili e messo una bella sveglia in camera. Dunque sono tornato ad avere lo smartphone ma lo utilizzo con consapevolezza e non lo porto sempre con me”.

Ora accompagna persone in percorsi simili, con quali strumenti?

“Divenire consapevoli è il primo passo. Per questo spiego diverse cose come le problematiche fisiche, psicologiche, comportamentali e cognitive legate a smartphone e internet. Per esempio, si registra una vera e propria epidemia di miopia tra i giovani, sovrappeso, problemi di sonno, problematiche emozionali e difficoltà nei rapporti personali, problemi di dipendenza e autostima, di socialità, di concentrazione, eccetera. È un impatto enorme. tra cui tanti giovani. Numerosi ragazzi mi dicono: “Ho tanti amici sui social me se devo chiedere un aiuto concreto a qualcuno non saprei a chi rivolgermi”. Quando organizziamo il ritiro in cui si resta disconnessi per tre giorni consecutivi chiedo: “A chi lo avete comunicato?” ecco, quelle sono le persone che contano di più nella nostra vita. Difficilmente possono essere più di quindici, spesso sono meno. Come siamo arrivati a questo punto è presto detto, vi sono fenomeni psicologici soggiacenti sfruttati dalle aziende tecnologiche per trattenerci online molto oltre il dovuto e creare dipendenza, cito il fenomeno slot machine che fa leva sulla dopamina, o il cosiddetto FOMO che fa leva sulla paura dell’esclusione o di perdere opportunità, l’AI che diventa colloquiale è un altro pericolo emergente”.

Le persone riescono a cambiare abitudini?
“Piccoli passi possono essere grandi passi, e quando si percepisce un cambiamento positivo nella propria vita è più facile perseverare. Alla fine dei seminari distribuisco una cartolina ai partecipanti invitandoli a scrivere un loro obbiettivo di vita che può essere semplicemente utilizzare la sveglia invece del telefono, abbandonare i social, porsi limiti di utilizzo, dedicare più tempo ai figli. Dopo due mesi mando la cartolina ai partecipanti come promemoria e spesso ricevo riscontri che suddividerei in due categorie: chi è riuscito nell’intento e solitamente afferma di essere molto soddisfatto e che la sua vita è migliorata, quando non “totalmente cambiata”, e chi non ha raggiunto l’obbiettivo e in genere desidera riprovarci”.

In questo ambito gli adulti hanno una grande responsabilità verso le nuove generazioni.
“L’esempio è importante e anche la presenza. Molti ragazzini mi fanno notare le incoerenze dei genitori: “non vuole che uso il telefono ma lui ce l’ha sempre in mano”, osservano. Presenza, ascolto e partecipazione sono molto importanti. Sappiamo che Internet è anche un luogo pericoloso, dove si può essere vittima di bullismo, truffe e adescamenti. Per questo è importante mantenere un canale di comunicazione con i propri figli che sia accogliente, aperto e condiviso. Troppo spesso i ragazzi non chiedono aiuto per timore della reazione degli adulti, con conseguenze anche drammatiche. La cura delle relazioni e dei bisogni in famiglia è uno strumento chiave. Spesso l’abuso di tecnologia è causato da un disagio soggiacente, non dalla tecnologia stessa. Un consiglio per tutti è: nessun schermo in camera la notte. La qualità del sonno è fondamentale e si sta degradando velocemente nei giovani con importanti conseguenze nella vita professionale e scolastica. Inoltre, molti delinquenti del web sono attivi di notte perché sanno che i ragazzi sono soli in camera. La regola deve comunque valere per tutta la famiglia: vendono sveglie bellissime anche a poco prezzo; conviene avvalersene”.

C’è un movimento di controtendenza tecnologica?
“È un movimento in crescita. Perfino le aziende tecnologiche investono per limitare i tempi di connessione dei propri collaboratori e promuovere i contatti informali, non mediati dagli schermi. Ci sono anche giovani che si stanno “ribellando” anche contro la superficialità, la velocità del web, tornando a leggere libri o a interessarsi di contenuti di approfondimento. Sempre più persone percepiscono disagio e desiderano ritrovare una dimensione più intima e umana, e gli effetti negativi dell’abuso di tecnologia sono ormai noti. Ho ideato unpluggo proprio per questo, per sensibilizzare e per accompagnare chi desidera “disconnettersi per riconnettersi”.

Informazioni: visita unpluggo.ch  – scarica il volantino dell’evento   – iscriviti al workshop, massimo 20 ragazzi